Calais. Bilal (Firat Ayverdi), giovane curdo, è partito dall’Iraq iniziando la sua odissea verso Londra, dove vuole raggiungere l’amata Mina e giocare col Manchester United. Le autorità francesi bloccano l’ennesimo viaggio clandestino oltremanica, ma il ragazzo, incensurato e proveniente da un paese in guerra, non può essere rimpatriato. Decide di attraversare la Manica a nuoto e prende lezioni da Simon (Vincent Lindon), istruttore di nuoto che sta divorziando.
Philippe Lioret – che prima di mettersi dietro la macchina da presa ha lavorato per anni come tecnico del suono – gira una pellicola attualissima e necessaria: analizza un problema del nostro tempo e racconta con estrema semplicità le storie, le motivazioni dietro gesti che sembrano folli o senza senso agli occhi di chi non si sforza di capire, di chi non vuole stranieri a casa propria.
“Sono lerci, hanno la rogna e rubano”, afferma il vicino di Simon. Un minorenne clandestino può restare in Francia ma è “invitato” in ogni modo ad andarsene, i cittadini sono “invitati” a boicottare la loro permanenza; molte parole, come quella del titolo, perdono il loro senso. Il regista gira il coltello nella piaga evidenziando l’ottusità e l’inadeguatezza di leggi che fanno a pugni con l’età attuale e le nuove situazioni che essa ci presenta. E chi si mette dall’altra parte e prova a capire, come fa Simon – un Lindon in stato di grazia -, è subito osteggiato e perseguito dalla legge.
Manica specchio del Mediterraneo, Calais/Dover come Libia/Sicilia, fatte le dovute differenze. Ma nel nostro Bel Paese le regole sono ancora più contraddittorie, soprattutto per un popolo storicamente emigrante. È un’Europa anacronistica, le cui barriere cedono quotidianamente alla spinta delle invasioni barbariche dei nostri tempi.
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FILM BELLISSIMO…LO CONSIGLIO VIVAMENTE…