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Cinema

7 settembre 2011

Una Vita Tranquilla – Claudio Cupellini – 2010

unavitatranquilla

A dire la verità la parentela genitoriale tra Rosario (Toni Servillo) e Diego (Marco D’Amore) è abbastanza lampante da subito e di certo nel film ci aspettiamo che Eduardo (Francesco Di Leva) scopra il legame familiare che unisce i due, cosa che puntualmente accade.

Questo basterebbe a giudicare poco originale la trama del secondo lungometraggio di Claudio Cupellini, e forse anche la somiglianza con Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino non permette di godersi appieno la visione.
Invece il film di Cupellini è diretto davvero bene, risulta molto “vero” grazie anche alla bravura degli attori, bravo Di Leva e poi naturalmente Servillo che fa il film da solo; ma diversamente dalla pellicola di Sorrentino, che poggia completamente sulla maestria dell’attore casertano, il personaggio di Rosario Russo potrebbe essere interpretato anche da un attore minore.








Una vita tranquilla per modo di dire: un camorrista deve guardarsi le spalle tutta la durata della propria esistenza, a niente online casino no deposit può servire cambiare nome, cambiare città, cambiare vita, diventare un fantasma. Le conseguenze delle proprie azioni sono inalienabili, proprio come lo è la coscienza personale. Rosario è riuscito a scappare una volta al suo destino, non sappiamo se ci riuscirà nuovamente.

La narrazione riesce ad essere fluida anche nella complessità dei temi trattati, l’unico neo che riusciamo a scorgere riguarda la posizione delle ambientazioni.
La distanza tra il ristorante e l’industria di smaltimento dei rifiuti resta un mistero, allo stesso modo non si riesce a capire come sia possibile che Rosario riesca, a piedi, a raggiungere per primo, in terra di camorra, l’autogrill dove ha abbandonato il suo secondogenito Mathias.

L’argomento trattato è di scottante attualità, il problema dei rifiuti in Campania è un dardo che ancora brucia impietoso nel cuore della bellissima città di Napoli, la rilevanza sociale in pellicole di genere come questa risulta predominante e riesce ad assurgere al massimo del suo potere informativo.

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One Comment


  1. nathan88

    Le scene finali danno un’accelerata abnorme alla narrazione, sono poco chiare e in parte estranee alla storia raccontata fino a quel punto, perché è una vicenda di camorra, e la camorra non fa errori di quel genere. Evidentemente questo “errore” è da attribuire alla mancanza di una soluzione decente in fase di sceneggiatura, perchè prima del ritorno in Italia il film era più che logico. Si poteva trovare una via diversa per portare Rosario alla sua seconda fuga.



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