Questo libro è un viaggio oltre i sensi. Come un acido, o una fumata di oppio.
José-Miguel Ullàn era un artista vero, controverso sì, ma incredibilmente viscerale. Uno di quelli che se lo conosci ti cambia la vita. Uno di quelli che è avanti anche ai filoni avanguardisti. Uno di quelli che ti incolla alle pagine e ti culla in un moto perpetuo fluido come l’oceano. A testimoniarlo alcune tra le più grandi menti dei nostri tempi.
Miguel Casado: “L’acuta sensibilità linguistica e la peculiare densità sensoriale compongono uno spazio tattile oscuro, di insolite intensità e risonanze. Tale modo di rapportarsi con il linguaggio presuppone un estremo esercizio di attenzione; è il ruolo che gioca in Ullàn l’ironia: il modo con il quale il testo riflette se stesso. A ciò si congiunge la discontinuità, il potere dell’assenza, il limite scettico; ha radici contemporaneamente nel comico e nella serietà, nella conoscenza e nel sentimento”.
Julio Cortàzar: “In una produzione in cui si fanno notare troppo spesso le influenze e le correnti alla moda, la poesia di Josè-Miguel Ullàn si discosta decisamente dall’usuale a rischio di sorprendere e scandalizzare, e si situa ad un livello individuale che le conferisce il suo accento più profondo”.
E ancora Octavio Paz: “Nella poesia di Josè-Miguel Ullan si ha una delle voci più personali, più rigorose, dell’attuale poesia che si esprime in lingua spagnola”.
Oltre a essere un fine poeta, tra i più importanti di tutto il mondo ispanico, come appunto scriveva Paz, Josè-Miguel Ullàn è stato anche artista visivo (collaborando tra gli altri con artisti del calibro di Mirò, Chillida, Tàpies, Saura) e compositore. Raffiche (Ad est dell’equatore, 2009) resta ancora oggi l’unica sua opera tradotta in italiano (e l’ultima nel mondo), antologia di tutto il suo lavoro.
Un best of unico, con in più alcune rappresentazione di sue opere. Il tutto scolpito nella perfetta geometria che non è solo della parola ma della pagina stessa. José-Miguel Ullàn è morto a causa di un cancro il 23 maggio del 2009, a sessantacinque anni, in tempo per chiudere questo libro lasciatoci in eredità.
Potrebbe interessarti:






