Al teatro San Marco di Benevento, ieri 10 maggio, è partita la volata finale dei dodici finalisti per il Premio Strega 2012.
Maria Concetta Mattei, giornalista del tg2, ha condotto la serata, presentando al pubblico gli autori dei libri in gara. Tutti gli interventi dei candidati sono stati anticipati dalla lettura dell’incipit del rispettivo testo, l’interpretazione affidata a sei giovani attori beneventani: Maurizio Tomaciello, Viviana Altieri, Francesca De Nicolais, Peppe Fonzo, Assunta Maria Berruti e Lino Cutispoto. Quest’ultimo, alla fine di una delle letture, si è detto vicino a tutti quegli attori, autori, scenografi, macchinisti che nei teatri di Catania e Palermo stanno facendo sentire la propria voce contro i tagli inflitti alla categoria. Appello che noi di Indie-blog condividiamo in pieno.
Passiamo ai libri del Premio, che quest’anno esibiscono una particolare inclinazione verso le storie di adolescenti e la nostra storia recente.
Rispettando l’ordine alfabetico, il primo a salire sul palco è stato Giuseppe Aloe, con il suo La Logica del Desiderio, opera esistenzialista con un protagonista che a detta dell’autore vive una vita senza costrutto, o meglio, col costrutto di non fare nulla; un testo non definitivo, dal momento che Aloe, con un finale completamente aperto, lascia al lettore una possibilità di scelta; La Logica del Desiderio è uno dei quattro libri pubblicati da un editore, Giulio Perrone, entrato per la prima volta nella cerchia stretta dei finalisti.
L’ormai celebre Gianrico Carofiglio, noto più per la sua prolifica attività letteraria che per quella di magistrato e politico, ha risposto alle domande della Mattei su Il Silenzio dell’Onda: il romanzo segue le vicende di un agente sotto copertura che deve fare i conti con la sua identità e il ricordo del padre; un lavoro “con una forza visiva intensa che ha avuto una gestazione lunghissima: ho iniziatoa lavorarci sette anni fa”, ha dichiarato lo scrittore barese, che non ha escluso un possibile utilizzo delle vicende narrate per una sceneggiatura o magari per le tavole del fratello Francesco, già illustratore di Cacciatori nelle Tenebre.
Poi è stata la volta di Davide Enia (nella foto sopra), con la sua opera prima Così in Terra, l’intervento che ha tenuta più sveglia la platea data l’esuberanza dell’autore palermitano: il libro racconta proprio mezzo secolo del capoluogo siciliano, che però riguarda la penisola tutta: “Si va dalle bombe della guerra sganciate dall’alto, a quelle che venivano dal sottosuolo, di un’altra guerra”. Un romanzo che alterna il comico al tragico, proprio come l’autore sul palco, spassoso quando ha spiegato al pubblico come deve essere fatto un’arancina (e ci ha tenuto a sottolineare il sesso dell’oggetto in questione), serissimo nel ricordo del boato di via D’Amelio, arrivato anche alle sue orecchie quando era piccolo.
Marcello Fois, con Nel Tempo di Mezzo, racconta di Vincenzo e del suo viaggio in Sardegna, un viaggio che però si ferma lì, dove l’uomo mette radici; un’opera, ha confessato Fois, “di una certa densità biografica, omaggio alle donne che decidono per il meglio”. Nel Tempo di Mezzo è solo l’ultimo arrivato di una lunga bibliografia, che alla narrativa ha legato anche l’impegno, con, ad esempio, Ilaria Alpi, il Più Crudele dei Giorni.
Dopo il successo de Il Divoratore, libro d’esordio, Lorenza Ghinelli ha presentato La Colpa, storia di tre adolescenti che si portano addosso le cicatrici del ’900, che come molti loro coetanei, ha spiegato l’autrice, “si addossano colpe che non hanno, vestendo maschere che li portano su strade diverse dalla direzione iniziale”; come con Il Divoratore, anche con la nuova opera la Ghinelli ha parlato di un parto, qualcosa nata lentamente dentro di lei, “una specie di ossessione che chiede di essere interrogata, con la quale prima o poi bisogna fare i conti”.
[Lorenza Ghinelli]
Ancora adolescenti, ma di tutto il mondo, in Malacrianza, di Giovanni Greco. Dopo la sua esperienza col progetto Babele, che lo ha portato a conoscere la realtà, spesso disperata, di tanti ragazzini ai quattro angoli del globo, ha deciso di raccontarli, in episodi che, pur non essendo dichiaratamente di denuncia, fotografano situzioni fuori dal normale, dove spesso i padri, i genitori, somigliano a veri e propri mostri, come quello che campeggia sulla copertina del libro (edito da Nutrimenti, altro “esordiente” del premio).
I Corridoi di Legno, di Giorgio Manacorda, ci ha portati a un’attualità scottante, dal momento che ambienta la sua storia durante gli anni del terrorismo; una parola, ha osservato la Mattei, tornata alla ribalta della cronaca riportando fantasmi che molti pensavano sepolti. Ma lo scrittore ha spiegato di aver usato gli anni di piombo come contesto per far emergere i nodi cruciali dei protagonisti della sua storia, ambientata a Berlino.
La Rabbia, invece, è un doppio esordio: per l’autore Marco Mantello, e per l’editore (prima volta allo Strega) Transeuropa; Mantello, leggermente fiaccato da un lungo viaggio in macchina direttamente da Berlino, ha parlato del sua opera prima, ambientata in parte proprio in Germania; un romanzo generazionale sul duro confronto tra un padre, scrittore in pieno esaurimento nervoso, e un figlio autodistruttivo, pieno di dubbi sul suo futuro e le sue potenzialità.
Gaia Manzini, ne La Scomparsa di Lauren Armstrong, narra di Eva Loi, la doppiatrice di una star del cinema, la Armstrong del titolo. L’abbandono volontario dalle scene della diva lascia Eva senza appigli, poiché la donna si sentiva stretta alla Armstrong da un legame particolare; e il passato di Eva incombe in un momento di smarrimento che la spinge in un oblio simile a quello della donna a cui presta la voce.
La Sesta Stagione, di Carlo Pedini, anch’esso edito da un editore per la prima volta al Premio (Cavallo di Ferro), è una opera imponente che ha richiesto all’autore, musicista professionista, otto anni di lavorazione: dopo l’avvio in un santuario nel ’23, in un ambiente cattolico cui lo scrittore sul palco non ha risparmiato critiche, si dipana la lunga vicenda di tre seminaristi che arriva fino a giorni recenti, attraversando gli episodi cruciali della nostra Storia.
Alessando Piperno ha dichiarato che con Inseparabili. Il Fuoco Amico dei Ricordi si conclude la sua produzione “della gioventù”, e che è già all’opera su un romanzo “estremo”. Nell’attesa ecco la storia che chiude il dittico iniziato con Persecuzione. Il Fuoco Amico dei Ricordi: è la storia di due fratelli, Filippo e Samuel, che sotto gli occhi della madre Rachel, vedono le loro strade separarsi e prendere sentieri diametralmente opposti.
Infine Emanuele Trevi, che alterna il lavoro di scrittore a quello di critico, ha divertito il pubblico con tanti aneddoti, presenti nel suo Qualcosa di Scritto, un’esperienza profonda, prima che un lavoro lettaerario: le immagini inquadrano Laura Betti, compagna di Pier Paolo Pasolini, che lancia ingiurie su Trevi, ai tempi del lavoro al fondo Pasolini. Un lavoro estenuante sotto le frecciate continue della donna, ma che gli ha permesso di conoscere l’opera di un grande intellettuale e i segreti di Petrolio, testo importantissimo, criptico, depositario di tanti scheletri dello spazioso armadio italiano.
Queste, in estrema sintesi, le impressioni dei romanzi dal punto di vista di chi li ha scritti; vi proporremo prossimamente un’idea più nostra, confrontando i candidati con altre uscite meritevoli, non considerate dal Premio.
I finalisti saranno ospiti delle varie sedi della Società Dante Alighieri, prima di volare a Mosca, all’Istituto italiano di cultura, dove la cerchia si stringerà da dodici a cinque autori. L’elezione del vincitore si terrà a Roma, a Villa Giulia, il 5 luglio.
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