Non sono mai stato un grande fan di Lucio Dalla e in fondo non l’ho mai ascoltato bene, un po’ a causa delle sue canzoni mai facili da capire, un po’ per troppa esterofilia, un po’ perché come sempre accade per tutti i grandi cantanti del passato sono sempre lì, inavvicinabili e avvolti da una sorta di misticismo che li rende inattaccabili. Come da consuetudine, e qui sta la grandezza di cantanti come De Andrè, Battisti, Gaber o lo stesso Dalla, solo il nome evoca ricordi di gioventù ormai lontane, di lunghi mesi da militare (per chi lo ha fatto), di cassette sciolte d’estate sui roventi cruscotti di macchine che ormai non ci sono più o di viaggi con genitori amanti di quella musica italiana che prima era in grado di segnare epoche e fotografare momenti ed attimi nella vita sia delle persone che di un intero paese mentre oggi si perde, e vai con la retorica, dietro reality show, televoti e sfide tra insulsi quindicenni destinati a non emergere mai.
Non sono mai stato un grande fan di Lucio Dalla un po’ perché Ciao, Canzone ed Il Motore del 2000 non mi sono mai piaciute, un po’ perché da bambino non sapevo chi fossero Caruso o Nuvolari ed un po’ perché non ho mai capito che genere di musica facesse.
Al di fuori di qualsiasi inquadratura e definizione, polistrumentista dal timbro vocalico inconfondibile, Lucio Dalla è forse stato un po’ il primo cantautore indie italiano. Mai banale e impossibile da classificare, le performances di Lucio Dalla hanno sempre messo in mostra le straordinarie doti dell’artista bolognese: la sua duttilità e la sua versatilità. Dal pop più frivolo di Attenti Al Lupo a straordinari capolavori cantautorali quali Anna e Marco, Piazza Grande o 4 Marzo 1943, dalle sperimentazioni reggae di Disperato Erotico Stomp alla fusion di Balla Balla Ballerino passando per il funk della mitica sigla di lunedì cinema, che con il suo indimenticabile e impronunciabile dubdabh dubhdubdudah ha aperto le serate davanti alla Tv di milioni di famiglie italiane degli anni ’80, Dalla ha scritto pagine importanti della musica italiana.
Legatissimo a Bologna omaggiata in Piazza Grande, sempre tra la gente e sempre attento ai nuovi talenti emergenti, l’ultima apparizione pubblica di Lucio Dalla risale allo scorso 14 febbraio proprio accanto ad un giovane: il cantautore Pierdavide Carone con cui si è esibito al festival di Sanremo. La scomparsa di Lucio Dalla fa sentire l’Italia un po’ più vecchia costringendo tutti, chi più chi meno, a cercare un ricordo o un aneddoto legato ad una delle più di 600 canzoni scritte dall’artista emiliano.
Apparsa nella traccia del mio esame di maturità, Piazza Grande con il suo splendido testo è il personale e indelebile ricordo di chi vi scrive.
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