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Cinema

20 giugno 2012

Notre Jour Viendra: Romain Gavras, al suo primo lungometraggio, lontano dalle orme del padre

cassel

Constantin Costa-Gavras, regista greco, figlio acquisito di Francia dopo un’emigrazione forzata dal golpe dei colonnelli, ha firmato pellicole dure e importanti, di denuncia, quando non “giornalistiche”, per avvicinarci a un termine usato su queste pagine, in ambito cinematografico, per descrivere alcuni film di Francesco Rosi. Z – L’Orgia del Potere, Missing, L’Amerikano, Amen. Opere che testimoniano un interesse per la storia e per le verità nascoste.

Romain Gavras, figlio del maestro, si discosta fortemente da questo linguaggio, e almeno stando a questo esordio, si distanzia dal padre anche in quanto a qualità del prodotto.

Francia del Nord. Rémy è un ragazzo dai capelli rossi e dall’identità sessuale incerta, un disadattato, quasi totalmente avulso dalla realtà di tutti i giorni, immerso in quella virtuale. La sua unica relazione è infatti con Gaëlle, che chiama “amore mio” e conosce solo via chat. Dopo l’ennesima lite in casa fugge via, nemmeno lui sa dove. Lo raccoglie sulla strada Patrick, uno psichiatra che pure non riconosce un’identità, quella della sua patria. Prende con sé il ragazzo, lo spinge a scoprirsi, a mettersi finalmente a confronto con la realtà, con metodi poco ortodossi: lo butta letteralmente in mezzo alle risse o addosso alle ragazze, insulta tutti quelli che non sono francesi, cittadini di una patria senza più lingua e carattere. Proseguono un viaggio che Rémy vede destinato all’Irlanda, patria dei “pel di carota”; in realtà è un viaggio senza meta, che si riempie di violenza, sesso, sopraffazione. Rémy più che prendere coscienza di chi esso sia, si appropria di tutte le libertà che il compagno di cammino gli porge su un vassoio, ignorando le conseguenze delle sue azioni; Patrick, delle conseguenze, se ne frega.

Notre Jour Viendra parla di persone sole. I capelli rossi, che sono il primo elemento di distinzione e quindi di unione dei due protagonisti, sono solo un espediente simbolico-estetico per parafrasare quanto di diverso, di alieno essi conservino rispetto alla maggioranza che li circonda. In quello che presto si trasforma in un piccolo on the road, c’è un ragazzo che compie un viaggio per capire chi egli sia, e un altro che si conosce bene e vuole cercare, confusamente, con foga, di cambiare qualcosa. La violenza è l’unico metodo che trovano per imporsi, quello più facile. Ma evidentemente il giorno del titolo è destinato a non arrivare mai.

Tanto di questo film è gia presente nella prima produzione di Gavras junior: nel video di Stress, girato per la band francese di musica elettronica Justice, e in quello di Born Free per l’artista britannica M.I.A. riconosciamo elementi ricorrenti (una macchina in fiamme, i capelli rossi), su tutti, una violenza incontrollata e senza bersagli precisi, fattore che ha portato la censura a occuparsi di questa prima produzione.

Nei pochi muniti dei clip questo linguaggio crudo non ha bisogno, data la durata, di grande solidità, mentre in un film il discorso cambia: la scrittura di Gavras e Karim Boucherka non è salda, e vacilla in più occasioni. Troppo poco ci è dato di sapere della formazione dei due; tante scene superano il grottesco, sanno di cattivo gusto, quando non sortiscono una dannosissima comicità involontaria.

Non ci sono metafore e neanche la provocazione voluta di film come Funny Games ad esempio, dove Haneke sfida lo spettatore immergendolo emotivamente nella sua storia, per portarlo di fronte a un messaggio preciso. No. Linguaggio esplicito fine a se stesso. Lo ha dichiarato lo stesso Gavras in alcune interviste: non gli interessa l’analisi, voleva solo girare una storia romantica con personaggi che si portano dietro tanto odio, ognuno può trovare il messaggio che vuole. Naturale dunque che venga accusato da più parti, tacciato di nazionalismo spinto, o di istigazione all’anarchia.

Dunque la domanda su dove vogliano arrivare i due protagonisti si estende anche al regista, con questo esordio crudo e confuso.

Buona, ad ogni modo,  la prova di Olivier Barthelemy, per non dire di Cassel che si trova nei suoi abiti preferiti. Quest’ultimo, insieme a Mathieu Kassovitz, è tra i partner di Kourtrajmé (parola che in verlan, lo slang delle banlieue, sta per “court metrage”), casa di produzioni fondata da Romain Gavras e Kim Chapiron, che ha girato sempre con Cassel Sheitan.

Presentato al Festival di Tornoto nel 2010, difficilmente lo vedremo in Italia: la distribuzione nelle sale non c’è stata e la versione home video probabilmente seguirà la stessa sorte.

Postilla: Il già citato Boukercha ha scirtto insieme a Gavras senior la sceneggiatura di Le Capital, titolo interessantissimo già dal titolo, le cui riprese sono in corso. Uscirà nel 2013.

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