Ci sono voluti 14 anni prima per vedere i Coldplay sbagliare un singolo e pubblicare un album che ha in parte disatteso le aspettative di pubblico e critica. Anticipato da Every Teardrop Is A Waterfall, il quinto album in studio di Chris Martin & Co. non ha retto all’urto con Adele e nonostante le 15 settimane di permanenza in classifica è un disco lontano dai consensi riscossi dai precedenti lavori della band. Dopo 45 milioni di dischi venduti e una lunga serie di singoli pressoché perfetti, per la gioia di chi ancora li considera un gruppo per ragazzini il meccanismo sembra essersi inceppato a cominciare dalla scelta di dare all’album un titolo che non avesse alcun significato.
Lo stile dei Coldplay negli anni è mutato radicalmente e proprio la continua evoluzione del gruppo ha portato i quattro ragazzi inglesi a essere una delle band più amate dal pubblico di ogni età. Inizialmente bollati come Radiohead o U2 di serie B, la band ha saputo creare un sound più “colorato”, unico e facilmente riconoscibile in cui sintetizzatori e campionature hanno notevolmente contribuito a mettere da parte le atmosfere più intime e melodiche dei Coldplay pre Viva la Vida.
Uscito nell’ottobre dello scorso anno, Mylo Xyloto deve molto allo splendido disco precedente ma a differenza di quest’ultimo, non presenta delle hit vere e proprie e le spesso ridondanti canzoni condividono più o meno lo stesso difetto di fondo, quello cioè di somigliarsi e somigliare a tante altre cose già ascoltate. Se Paradise riesce ad essere molto bella nonostante il coro di bambini, e Charlie Brown ci regala un accattivante riff di tastiera, il resto dell’album delude le aspettative e paradossalmente, a suonare più gradevoli sono i pezzi che più rimandano alle atmosfere malinconicamente melodiche degli esordi come U.F.O., Us Against The World o Up In Flames.
Every Teardrop Is A Waterfall e Don’t Let It Break Your Heart sono dei bombardamenti di suoni; Princess Of China, che vede la partecipazione di Rihanna, è un pezzo dance superfluo e semplicemente brutto; Hurts Like Heaven non riesce a conciliare velleità pop punk e tastiere, mentre più interessanti ma comunque da rivedere sono le chitarre acustiche “elettrizzate” in stile Blur di Major Minus.
Troppe sonorità, troppi “colori” e innovazioni mal inquadrate fanno insomma di Mylo Xyloto un disco di non immediato apprezzamento e un po’ spiazzante ma senza eccedere in riscontri negativi si può tranquillamente dire che gli “impiegati del pop” si siano voluti concedere una pausa caffè. Il tour che dal prossimo 4 marzo vedrà i Coldplay in giro per il mondo – l’appuntamento per i fans italiani è allo stadio Olimpico di Torino il 24 maggio- in fondo, ha fatto già segnare diversi sold out e rappresenta l‘occasione giusta per vedere dal vivo una band nel pieno della sua maturazione artistica.
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