Review
Pop Down the Rabbit Hole, andare a far visita al coniglio nella sua tana, violare momentaneamente il suo isolamento, o per meglio dire, condividerlo. La metafora che sta al centro del nuovo album di Alberto Arcangeli illumina la necessità che si fa metodo per quest’uomo-band di Tavullia.
Seguendo il suo karma, egli effettua una ricerca interiore (“to find a reason below”) per trovare se stesso, ma anche – ed è quello che a noi interessa – per stanare il suo “io” in senso artistico.
A due anni dalla pubblicazione di Dream Songs sul suo sito web, Arcangeli propone la vera natura della sua ispirazione, non completamente emersa nei primi due dischi. L’impressione è che Pop Down the Rabbit Hole, più dei lavori precedenti, corrisponda esattamente agli intenti dell’autore. Certamente gli elementi ripresi dalle esperienze passate sono tanti e si confermano come capisaldi stilistici della sua produzione, ma ora il linguaggio si fa più personale e intimo, grazie anche a cantati più ovattati e alla drastica diminuzione degli interventi di chitarra elettrica.
Nel complesso l’album è compatto e omogeneo, mette in chiaro fin dall’inizio le influenze che lo plasmano (i Beatles sopra tutti, ma anche Brian Wilson – a lui e ai Fab Four Arcangeli esprime un ringraziamento sul retro della copertina – gli Stones, Simon e Garfunkel, i Donovan, i Byrds, Syd Barrett, Nick Drake), e si incammina sicuro per il sentiero che più si intona all’animo dell’autore. Il musicista marchigiano ha lasciato il cuore negli anni 60/70, ma la sua musica non è datata (ricorda anche artisti contemporanei come Elliott Smith, i Clientele, Robyn Hitchcock, i Wilco).
Va detto che le influenze così nitide e le tante citazioni (ad esempio l’inizio di Nothing compares to your eyes sembra voler fare sfoggio della sua parentela con Michelle, così come l’invito a volare rivolto al blue bird di Blow Wind ricorda quello dei Beatles al blackbird) sono gradevoli, ma rischiano di essere un freno al talento creativo di Arcangeli, che a volte forse abusa del rifugio messo a disposizione dalla musica che ama. Se i Beatles sono la stella polare del suo stile, la spirito più sperimentale e stravagante della storica band di Liverpool è lasciato da parte.
Il disco suona con discrezione e senza spasimi, senza obbligare a prestare attenzione, permettendo al pensiero di vagare. Tutto è lasciato al gusto e alla disposizione d’animo dell’ascoltatore.
Tutti i pezzi sono ottimamente arrangiati, precisi e senza sbavature. Spiccano tra i momenti migliori del disco la psichedelica Pop Down the Rabbit Hole, Nothing Compares to Your Eyes, la romantica Hard Games che si avvale della collaborazione di Yani Martinelli, Against the Day. Molto gradevole anche On the Way to Mars. Meno convincente il pop-country di Border of Nowhere, un viaggio senza meta, ma anche senza grande presa sull’ascoltatore. Capitolo a parte per la bella introduzione, pura e schietta, placida come una ninna nanna e triste come una separazione. Può sembrare cosa da poco, ma con i suoi 2 minuti e il suo semplice giro di accordi suonati in maniera così naive, mette subito l’ascoltatore faccia a faccia con se stesso, immerso in una serena malinconia (mai disperata e a volte ironica) che è il tono dominante del disco. Alla ripresa del tema di Wheels and Love è affidata la conclusione del cd.
L’album non ha niente di Italiano a parte il nome dell’autore, anche i testi sono in inglese. Questo non è un giudizio di merito, ma colpisce lo spirito anglosassone del progetto. La campionatura della mandola suonata in una stazione della metro parigina è l’unica concessione a un retaggio mediterraneo altrimenti assente.
Vogliamo sottolineare ancora due grandi meriti di Arcangeli: il primo è l’efficacia delle sue creature musicali, che ha consentito a Dream Song, title track dell’album del 2009, di venire scelto come colonna sonora della campagna mediatica della Continental in Europa e Russia e a Wheels and Love di fare da azzeccatissimo sfondo musicale al video – realizzato da Massimo Ottoni – che ha vinto il Festival di animazione brasiliano Anima Mundi Web&Cell; il secondo è la volontà di mettere tutti e tre i suoi album in free download sul suo sito, a prova del fatto che per un autore indipendente che si autoproduce, suona tutti gli strumenti, sacrifica tempo ed energie a un progetto che sta solo nella propria testa, far ascoltare la propria musica viene prima di tutto il resto.
Qui il sito ufficiale dell’artista dove è possibile scaricare l’album in versione completa.
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