Review
Non Taggarmi Nelle Foto La Mia Vita Non Mi Piace è l’Ep d’esordio di Love Yourself First (Michele Maraglino testi, musica, voce, chitarra, programming e loop; Gianluca Di Vincenzo instruments & arrangements).
Tra riflessi di Dente (nonsense e chitarre scarne), Joy Division (fredda ed ossessiva ripetitività di ritmi e parole) e Cccp (synth punk di base), la musica di questo giovane artista è un po’ un ritratto dell’Italia ai tempi dello spread. E’ una musica fatta di brevi racconti di una generazione sofferente e insicura. Disincanto e disillusione sono alla base di questo Ep che diretto e senza fronzoli racconta in dieci minuti le battaglie quotidiane di una gioventù contro i mulini al vento.
Prodotto da La Fame Dischi, etichetta umbra che raccoglie giovani artisti smaniosi di emergere, Non Taggarmi Nelle Foto La Mia Vita Non Mi Piace ha i suoi punti di forza nelle liriche e da un punto di vista musicale nella fredda base synth pop che caratterizza 40 anni fa (accompagnata da un bel videoclip) e Nemmeno Originale. Molto fastidioso risulta invece il canto falso stonato di Al Supermercato e di Un Giorno Strano, pezzo debole anche nella scelta di proporre solo chitarra e voce che tanto sa di Dente o di Vasco Brondi alias Le Luci della Centrale Elettrica.
Se è vero che non c’è banalità nella spontaneità, bisogna purtroppo anche constatare che la musica indie italiana è quasi ormai assuefatta a concetti come disagio, disillusione o precariato (anche chi scrive ne è succube), che per quanto attuali e veri segnano un appiattimento generale sia compositivo che musicale. Il disagio di una generazione è diventato uno status symbol cui anche la nostra musica si aggrappa con forza quasi a trarne continua vitalità. Come bastano una pashmina e una montatura di occhiali a rendere chiunque artista di tendenza, così è sufficiente parlare di malessere per rendere la musica impegnata.
Il rischio che i Love Yourself First e tantissime altre band corrono non è quello di non emergere da un mare di mediocrità, quanto piuttosto quello di perdersi nel deja vu, nella banalità senza mai lasciare un segno. Per uno che ci riesce (Dente ad esempio), tantissimi altri sono destinati a perdersi. Aspettando ulteriori e più corpose prove del giovane artista perugino (con l’augurio magari di dedicarsi più al synth pop che non all’acustico) gli auguriamo il migliore in bocca al lupo anche in vista delle numerose serate che lo vedono protagonista in giro per l’Italia.
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