Review
Nel desolato e devastato panorama della musica italiana, da una parte dominano ancora le major – che impongono i soliti arcinoti oppure personaggi creati appositamente e dal discutibile spessore, per culminare in un baraccone in cui si propinano a favore del dio tv canzonette insulse e inutili scritte apposta per l’evento e che durano il tempo di un amen (quando non sono completamente inascoltabili) -, dall’altra, il diffondersi dei nuovi media e delle nuove tecnologie ha dato nuova linfa, spunto e possibilità a tantissimi di esprimersi e mettersi in luce attraverso nuovi canali.
Nel proliferare di cantanti e gruppi “indie”, pseudo alternativi, tutti uguali, l’hip hop, il rap, i neomelodici ecc., c’è ancora chi tenta di fare del sano rock, quello suonato, sudato, arrabbiato, magari con qualche contenuto.
È il caso dei Guarentigia, band milanese che nel suo Ep La Giovane Italia mette voce rabbia e chitarre nel cantare un Paese, una realtà che non condivide, che trova difficile da vivere e rapportarsi con essa.
Il risultato è un buon prodotto, sei brani con un’unica impronta ma molte anime, ben suonato e arrangiato, con qualche spunto interessante insieme a parti più “classiche” e “ispirate”.
Alcune cose però vanno riviste: i testi e la musica, i riff e le melodie a volte sembrano scollati tra loro, ci sono diverse forzature sia metriche che musicali, e la ricerca del parolone a volte, della “parolaccia” altre, non sempre sembra azzeccata. Il voler a tutti i costi risultare aggressivi e “sovversivi”, come titola la prima traccia, può alla lunga stancare, e divenire ridondante. Inoltre ogni tanto la chiarezza espositiva nell’impeto dello sfogo sembra perdersi.
I Guarentigia nelle loro canzoni dimostrano di aver bevuto alla fonte del rock, specie quello italiano, e di averne assimilato bene i principi. Lo dimostrano gli evidenti richiami a band nostrane come Verdena e Afterhours, ma soprattutto i ragazzi della band sembrano aver imparato bene la lezione dai primi Litfiba, come dimostrano le melodie, gli accenti, i suoni e la divisione dei pezzi, nonché, la buona dose di grinta e voglia di urlare il proprio dissenso e voglia di cambiamento.
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