Autunno 1966. Luigi osserva una scenografia futuristica che farà da sfondo a una sua esibizione, e ne parla con Iolanda. Incontra un gruppo di giovani, discutono animatamente della musica italiana, di cosa essa rappresenti, dell’industria delle etichette discografiche. Poi arriva il 1967, sta cantando a una festa privata per salutare il nuovo anno, ma sbotta, perché di fare la “scimmietta ammaestrata” proprio non gli va. Luigi spesso è accigliato, pensieroso, con i ricordi del passato che gli si ripresentano prepotentemente.
Un cantante promettente e tormentato, deciso a cambiare la canzone italiana, o meglio il suo volto più commerciale, con i testi prima che con la musica, perché crede che nella scrittura stia la vera forza di una canzone. Si chiama Luigi Tenco, e parteciperà con Dalida, la sua partner, al Festival di Sanremo del 1967.
Tenco canta Ciao amore ciao, ma dopo l’esibizione comunicano a lui e alla cantante francese che sono stati eliminati. Poi accade un fatto sconcertante. Quella stessa notte Dalida trova Tenco morto. Una pistola giace accanto al suo corpo senza vita. Ma questo è l’unico fatto certo. Perché il comportamento assolutamente inqualificabile delle forze dell’ordine intervenute sul posto lascia infinite ipotesi sulle dinamiche dei fatti. Il corpo è stato spostato più volte, non si trova il proiettile esploso dalla Walther ppk 7.65, le versioni si moltiplicano.
Tenco si è suicidiato? O è stato assassinato?
La prima cosa che salta all’occhio, leggendo questa biografia a fumetti, è che gli autori sono riusciti a dipingere un Luigi Tenco umano, lontano dal mito, lontano dalle agiografie che troppo spesso avvolgono i personaggi dello spettacolo scomparsi prematuramente, che avevano ancora tanto da dire, o chissà, magari già avevano detto tutto. Impossibile sapere se Tenco avrebbe tenuto duro sulla sua “linea cantautoriale”, contro molti dei suoi colleghi che si vendevano alle case discografiche. Ciao amore ciao, che intonò senza particolare verve sul palco del festival, era in origine un testo su un gruppo di soldati che fa ritorno da una guerra, che Tenco dovette tagliare per presentarlo al Sanremo. Stava raggiungendo la fama solo in quegli anni, non si parlava come si è fatto subito dopo, di “più grande poeta della canzone italiana”. Con quel successo iniziale ottenne solo nuovi dubbi, nuovi domande.
Ma c’è ovviamente anche la voglia dei ragazzi di BeccoGiallo, editori di questo Luigi Tenco, Una Voce Fuori Campo, di dare a certi “casi” la giusta luce. Come l’episodio oscuro della morte di Tenco, con le sue innumerevoli vulgate, gli errori marchiani delle forze dell’ordine, i commenti a caldo dei giornalisti e degli amici accorsi alla sua porta la sera di quel 27 gennaio: Sandro Ciotti, di stanza accanto a quella di Tenco, non sentì lo sparo, ed era sicuro che non si trattasse di suicidio; Mio Durand, altro giornalista, pensava che si fosse sparato, perché lo vide a terra, con la pistola ancora in mano. Luca Vanzella, autore della storia, illumina le mancanze della polizia e indica i principali indiziati: i personaggi che pilotavano l’assegnazione del festival e gestivano la notorietà dei personaggi attraverso tv e giornali, che forse Tenco aveva scoperto; Lucien Morisse, ex marito di Dalida, che guarda caso si suicidò nel ’70 con lo stesso modello di pistola da cui partì il proiettile che uccise il cantautore; Tenco stesso, oppresso dal passato, sicuro che il pubblico non lo avrebbe capito, artista autodistruttivo.
Luca Genovese, disegnatore dei testi, si affida a un bianco e nero molto vivace, e si concede qualche tratto caricaturale, come il nasone di Tenco. Il fumettista è riuscito a comunicare grande forza attraverso alcune scene, restituendo la malinconia del cantautore nelle tavole che lo vedono accigliato, pensieroso, solo su una spiaggia a guardare il mare.
Le autorità hanno sempre sposato la tesi del suicidio, e l’hanno confermata nel 2006, dopo nuovi esami sulla salma. Ma il caso Tenco con grandi probabilità resterà insoluto.
Accanto a questa storia, nella collana Biografie di BeccoGiallo, ci sono i ritratti di Fabrizio De André, Rino Gaetano, Bob Marley, Adriano Olivetti, Philip K. Dick, Giovanni Falcone, Mauro Rostagno, Peppino Impastato, Anna Politkovskaja, Antonio Gramsci, Ernesto “Che” Guevara, Martin Luther King, Antonio Negri, Julian Assange, Fausto Coppi e Gigi Meroni.
Potrebbe interessarti:
- Premio Strega: Qualcosa di Scritto, di Emanuele Trevi, cavalca il mito di Pasolini
- La Donna della Domenica – Luigi Comencini – 1975
- I fumetti e l’impegno: un’intervista a BeccoGiallo
- Nino Mi Chiamo: fantabiografia del piccolo Antonio Gramsci, di Luca Paulesu
- La Banda Stern, di Luca Enoch e Caludio Stassi: i retroscena della nascita di Israele






