Buoni a nulla, sfaticati, pseudo-artisti, ricchi che giocano a fare i poveri e poveri che giocano a fare i ricchi: sono il contorno di Inferno, il primo romanzo del geniale scrittore (?), musicista (?), artista (?) – non c’è alcun termine per definirlo – Gianfranco Marziano. Domenico è reduce da una simil-storia con una certa Marisa “che come tutte le brutte trasandate aveva uno stuolo di gente appresso che immaginava che fosse facile chiavarsela”; Giacomo, aspirante scrittore e riuscitissimo nullafacente, il cui unico scopo nella vita è quello di riuscire a trovare un suo testo in libreria pur non avendo mai pubblicato nulla; Nico, leader fallito di una rock band di falliti che nessuno vuol veder suonare; Claudio, sbattuto in prima pagina come “il maniaco” dopo esser stato agganciato da un’improbabile adescatrice.
Inferno ritrae un’intera generazione devota alla nullafacenza e all’ozio, la cui più grande paura è il lavoro, i cui miti sono oggi Costantino e domani Flavio Briatore. Aristo-comunisti votati all’equo e solidale, improbabili “giovinastri” che vanno in giro a bordo dei loro Beverly 500 rigorosamente truccati. Con uno stile che va tra la satira sociale, il distaccato umorismo e la comicità più grottesca e dirompente. Per gli appassionati del “Faraone”, ma non solo, anzi. Per chi ha voglia di sghignazzare amaro e piangere dalle risate.
Gianfranco Marziano ha raggiunto la notorietà tramite un serrato passaparola tra i fan che fin dagli anni ’90 si scambiavano audio-cassette con i suoi racconti psichedelici, caustici e privi di ogni forma di censura e filtri edulcoranti. Ha pubblicato Il mio ragazzo è un genio (L’ancora del mediterraneo, 2004); Quest’estate forse non vado al mare (Tespi, 2009). In uscita il suo ultimo romanzo sempre per la casa editrice Ad est dell’equatore dal titolo provvisorio Tristi Tropicals.
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