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Musica

7 marzo 2012

Il Mondo Nuovo – Il Teatro degli Orrori – 2012

ilteatrodegliorrori

Bianco, nero, nero, bianco, acquerello, carboncino, mani e dita e fumo, e il volto ridondante che ricorda qualcuno che non conosco.
Entro in macchina, scarto e butto tra gli altri avanzi la plastica ancora attaccata ai polpastrelli, che fa caldo, fa freddo, mi sudano le mani e la linguetta sul fianco che come al solito mi si incolla tra le dita. Ma non apre il cellofan, quindi strappo. Ficco dentro il lettore, giro la manopola in senso orario, mi fermo a 23 che altrimenti gratta (o almeno credevo). E finalmente play, senza sosta, per quasi due lunghe ore costatemi buoni 10 euro di verde di vagare dissennato.

Cassa e rullante, cassa e rullante, lunghe chitarre nevrotiche, distorte come una rete da pesca, basso salta e risalta e si rilassa. Pieni, presenti, incastrati, ricchi, essenziali. Buca, buca di brutto; e una voce che non sai perché, cantando o recitando salmi, una voce che sembra arrivar dritta dritta da un documentario Luce ti scalpella dietro la testa ogni singola parola, come scappellotti, memorandum, che da piccoli ce li si beccava perché distratti, che ti tenevano su quando calavano le palpebre, ché se manca l’attenzione crolla tutto.

Passano i minuti, passano le tracce, e inizi a girare per città grigio-omologate, per affollati deserti medio orientali, per cuori spiegazzati, per facce e storie, e l’essere piccoli, i vivi e i morti e i sopravvissuti. E “benvenuti in Italia, dove tutto è possibile”, che diventa il sunto di ogni nefandezza di chi si vuole affacciare virtualmente o fisicamente sul mediterraneo, inimicandosi il nuovo mondo, quello statunitense e quello della omologazione emotiva ed etica. Contro tutto, contro tutti.
E passeggi per gli ’80 e i 90′, tra dark, rock, punk e sperimentale, liriche che gridano vendetta lasciando come speranza ultima semplicemente l’amore, prendendosela con dio, governanti e stronze. E il senso di smarrimento è forte, così come è forte l’ambiguo smarrimento di dio, governanti e stronze.









Se pensate di ascoltare un disco migliore del precedente frenate le pulsioni che siete fuori strada, se attendete la grande rivelazione italiana, il ritorno del rock nello stivale, beh non ci siete ancora. Questo album è diverso, ed è sicuramente un gigantesco passo avanti per l’intera industria discografica italiana nonostante non sia quello che si aspettavano in molti, me compreso.
E’ invece qualcosa di nuovo, che non si sente, che non è italia pur essendo molto più italia della maggior parte della roba che passa: Il Mondo Nuovo potrebbe aprirvi il cervello e incasinarvi positivamente una serie di abitudini uditive, cliché musicali, ai quali ci hanno educato; rivoluzionario è un termine probabilmente eccessivo e fuori luogo, ma indubbiamente suonato benissimo e vorticoso quanto basta per pensare a un piccolo e italico big bang.

“Temi il prossimo come te stesso” nella retro del book campeggia come un dito indagatore prima e di monito dopo, ed è probabilmente questo il giusto atteggiamento per ascoltare questo disco.

Ah, dimenticavo, lo stereo non distorce anche ad alto volume: una scelta tecnica voluta dalla band che in fase di missaggio ha ben pensato di lasciare una tolleranza di 6db così da godersi tutto anche sotto il suono delle bombe.
Eh si, la guerra sta arrivando.

Voto: 8/10

Il Mondo Nuovo, Tempesta Dischi, prodotto da G. Ragno Favero, distribuito da Universal Italy.

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