Rieccoci con il commissario Montalbano alle prese con un caso particolarmente ingarbugliato.
Un pacco esplode davanti a un magazzino vuoto, non è chiaro chi sia il destinatario. Sarà solo il primo di tante azioni apparentemente senza motivo, che porteranno il commissario e l’ispettore Fazio a indagare su Carlo Nicotra, boss ai vertici della famiglia Sinagra, Arturo Tallarita, figlio di un sodale di Nicotra, e due insospettabili, i coniugi Lombardo, vicini di casa proprio del commissario. L’avvenenza di lei, Liliana, non fa che gettare altro fumo negli occhi di Montalbano, aumentando il numero di specchi appunto, che riflettendo le immagini all’infinito nascondono la verità.
Camilleri torna al suo amato personaggio, si direbbe che non può farne a meno, almeno quanto Conan Doyle col suo geniale investigatore privato, che fu costretto a resuscitare dopo l’insistenza dei fan. Ancora una volta Vigata dunque, e tutto il piccolo mondo inventato dall’autore, sempre più saldo e reale, romanzo dopo romanzo. La capacità principale di Camilleri infatti, al di là del nuovo intrecci proposto di volta in volta, è quella di farci sentire subito a casa dopo pochissime righe: il lettore in crisi di astinenza tirerà subito un sospiro di sollievo, il neofita scoprirà presto una nuovo provincia sicula dove non faticherà a orientarsi. Lo stesso vale per la lingua, che a chi la approccia per la prima volta, soprattutto se non siciliano, potrà apparire ostica; ma lo scrittore anche in questo è un maestro, capace di utilizzare un lessico anche profondamente dialettale in maniera sapiente, italianizzandolo al punto giusto, o sfruttando la sintassi per rendere il senso più comprensibile.
La voce del narratore a volte resta alta a sorvolare gli eventi, poi si abbassa, si nasconde dietro Salvo Montalbano, si confonde con i suoi pensieri; ma di nulla si accorge il lettore, intento – cosa inevitabile – a leggere il libro tutto d’un fiato.
La trama di quest’ultima indagine è quanto mai complessa, il commissario impelagato in un gioco di dissimulazione continua (sicilianità per eccellenza), che lo porterà più volte fuoristrada. E pazienza se quando i nodi vengono al pettine, qualche intuizione del protagonista o alcuni indizi fortuiti sembrano caduti quasi come deus ex machina: anche in questo caso, come la stragrande maggioranza dei “Montalbano”, la narrazione rapisce a tal punto da far perdere di vista qualche piccola scorciatoia.
È uscito da pochissimo La setta degli angeli, sempre targato Sellerio, ultimo romanzo del maestro di Porto Empedocle, che non vede però l’ormai celebre commissario come protagonista. Ce ne occuperemo presto.
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