Metto da parte l’allergia ai vampiri e do fiducia alla coppia Burton-Depp per l’ennesima rielaborazione del tema.
Non sarà facile assecondare le visioni dell’eclettico Tim Burton, ma Bruno Delbonnel c’è riuscito benissimo regalandoci un film veramente bello a vedersi. Con un curriculum imbarazzante (Il Favoloso Mondo di Amelie, Una Lunga Domenica di Passioni, Harry Potter e il Principe Mezzosangue) il direttore della fotografia Delbonnel conferma in sostanza le sue doti, la cura quasi ossessiva per ogni singola inquadratura, la saturazione dei colori, i numerosi virtuosismi di camera, ipnotizzando lo stordito spettatore già indebolito dalla bellezza abbagliante di Eva Green che qui ruba la scena a tutti, Johnny Depp compreso.
Ancora una volta lo chef Tim Burton dimostra di conoscere bene le potenzialità della computer grafica regalando due ore di pura follia visiva ed estetica cinematografica sacrificando forse un po’ il valore narrativo dell’opera, ma aggiungendo per la gioia dei burtoniani i suoi ingredienti tipici: fiaba, umorismo e atmosfere gotiche.
Il film riesuma, è proprio il caso di dirlo, una famosa serie tv americana anni ’70, famosa solo
oltreoceano. Barnabas Collins (Johnny Depp) è un ricco Casanova del Maine ma spezza il cuore alla persona sbagliata, la strega Angelique Bouchard (Eva Green), che prima lo trasforma in vampiro, poi lo seppellisce vivo. Dopo due secoli la tomba viene casualmente aperta e il vampiro si ritrova in una società un po’ diversa, una discendenza molto Famiglia Addams, e una città nelle mani di Angie
ancora Eva Green, ora imprenditrice di successo che con look dark, red lipstick e smokey eyes ha un preciso obiettivo: concupire il vampiro Depp. Come biasimarla?
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L’immaginazione sconfinata di Tim Burton è il motivo per cui in così tanti lo amano.
Eppure. Se il pallido vampiro Depp, con l’ombrellino e gli occhiali per proteggersi dal sole, strappa più di un sorriso, la storia complessiva è assai debole. Come dici tu, è bello da vedere e realizzato tecnicamente con grande attenzione. Ma a me, che non sono un esteta della fotografia, questa volta la fiducia non è stata ripagata. Camillo
Io sono rimasto affascinato dai vari spunti interpretativi dell’opera. Basti pensare alla visione postmoderna del film, ossia alla presenza di vari citazioni di altri generi cinematografici (horror, dramma, telefilm, commedia nera etc). Inoltre c’era una forte ironia storica (vedi il riferimento alla guerra). Inoltre si analizza il concetto di linguaggio come entità culturale della persona. Secondo me Tim Burton è stato troppo ingiustamente denigrato, quando in realtà nasconde vari spunti di interesse culturale e politico. Si anche politico (http://ilgloglottatore.blogspot.it/#!/2012/05/la-politica-di-tim-burton.html).