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Cinema

30 maggio 2012

“Cosmopolis”: torna il vecchio Cronenberg, con un romanzo di Don DeLillo

cosmopolis_binoche

Un multimiliardario 27enne, Eric Packer, vaga per le strade di New York a bordo della sua limousine, a passo d’uomo. La guardia del corpo gli comunica di continuo che la città è bloccata: il presidente degli States è sotto minaccia costante e anche lui rischia un attentato da un momento all’altro. Ma la calma serafica del giovane uomo d’affari resta intonsa: continua a incontrare persone, che a turno salgono a bordo del suo loft semovente, e parla, di continuo, delle sue abitudini, dei suoi affari, di come va il mondo, senza batter ciglio, anche quando la macchina viene assalita da una specie di  indignados inferociti. Dopo sporadiche escursioni fuori dal veicolo, si reca dal barbiere, unico motivo per cui si  era messo in strada al mattino, e da lì vagherà inesorabilmente tra le braccia di chi vuole la sua vita. Tutto in un solo giorno.

Potrebbe essere la trama di un film d’azione, ma non c’è niente di più distante della pellicola sotto esame. Perché dopo una parentesi alquanto lunga, dopo A History of Violence (2005), La Promessa dell’Assassino (2007) e lo scadente A Dangerous Method (2011), torna il David Cronenberg autentico, o quantomeno il regista canadese che ci aveva abituati a un linguaggio unico, originale e sopra le righe. Torna il suo modo di dirigere gli attori, tornano i suoi tempi, le scene crude e spiazzanti. Non è un caso che la sceneggiatura sia opera sua, e infatti l’ultimo script firmato da Cronenberg risale al 1999, anno di eXistenZ. Cosmopolis è un’opera solo apparentemente cervellotica, e affronta tematiche attuali. I dialoghi sono il vero motore del racconto, e riempiono una narrazione quasi completamente statica.

A ispirare l’autore-regista, oltre all’omonimo libro di Don DeLillo (2003), c’è di sicuro la tangibile crisi attuale, scatenata da qualcosa di molto poco materiale, la virtualissima finanza. Virtuale come le elucubrazioni del personaggio incarnato da Robert Pattinson, che domina dagli schermi installati nella sua limousine un impero fragile, pronto a sgretolarsi da un momento all’altro. Un uomo che cerca il controllo totale delle sue azioni, dei suoi pensieri, di tutto ciò che gli appartiene. E che va in tilt nel momento in cui apprende una notizia che manda in frantumi le sue certezze: la sua prostata è asimmetrica. Il suo equilibrio interno si rompe, ma tutto risulterà più chiaro solo nell’incontro finale con il misterioso attentatore.









Notevole la scena dell’aggressione alla limousine di una folla inferocita, che non può far altro che scalfire la macchina e lasciare chi vi abita in un’ovattata calma: scena specchio dei tempi correnti, dove i potenti vengono al massimo raggiunti dalle grida e dalle proteste di chi a breve non avrà più nulla, individui che hanno capito troppo tardi di vivere in un sistema che domina e determina da tempo le loro vite; ma gli stessi “detentori del potere” sono giganti dai piedi d’argilla. Una lettura lucida e spietata di quanto ci sta accadendo.

Il film nella prima parte è più denso, più riuscito, mentre nel suo discendere diventa farraginoso, meno fluido, anche perché il ritmo è al grado zero. Che la storia narrata potrebbe continuare o ripetersi all’infinito, lo si capisce dall’inizio, e ce lo conferma il finale sospeso.

Tutto sommato un’opera di respiro teatrale più che cinematografico, che con un paio di ampie sforbiciate, dato l’assoluta mancanza di azione, sarebbe risultata più digeribile. Il vecchio Cronenberg. Non il migliore, ma quello autentico.

Contribuiscono a questo ritorno Juliette Binoche, Mathieu Amalric e Paul Giamatti.
Colonna sonora di Howard Shore & Metric.

Dispiace per tutti quegli spettatori ingannati dal trailer, che magari pensavano di assistere a un po’ di intrattenimento, o almeno a un film del regista di La Promessa dell’Assassino. Avranno ricevuto una bella fregatura, dal momento che tutti i (pochi) momenti di azione sono chiusi nei due minuti del trailer.

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One Comment


  1. Tony Carpante

    Sei l’unico nel mondo delle terre emerse che parla bene di questo film,che,probabilmente viene spinto solo perché il regista è Cronenberg e l’attore principale è nu ricchion,io lo so che risponderai che la gente cimpreso il sottoscritto non capisce un cazzo di cinema,ma sono più che felice di avere guadagnato 3 ore di sonno



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