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Musica

28 marzo 2012

Born to Die – Lana Del Rey – 2012

L

Tradizionalmente attento al panorama musicale femminile, Indie Blog vi presenta il nuovo ciclone abbattutosi sulle classifiche discografiche di tutto il mondo. Statunitense di nascita ma scozzese di adozione, la 25 enne Elizabeth Grant, in arte Lana Del Rey (il suo nome d’arte omaggia l’attrice Lana Turner e l’automobile Ford Del Rey…), è l’ultimo discusso e discutibile tormentone del pop mondiale.

Affermatasi grazie alle 26 milioni di visualizzazioni su Youtube, l’ascesa di questa giovane cantante è ancora una volta la dimostrazione lampante di come in periodi di crisi creativa le case discografiche raschino disperatamente il fondo del barile alla ricerca di nuovi potenziali mostri da poter forgiare nella convinzione che un “mi piace” o un download possano fare molto più del talento o delle doti personali. Non è la prima volta che succede né sarà di certo l’ultima e anzi, senza la presenza scenica e l’esuberanza di Lady Gaga o le straordinarie doti canore di Adele, a Lana Del Rey va riconosciuto il merito di aver realizzato un disco pop impeccabile in cui melodie appiccicose e, perché no, anche gradevoli si accompagnano perfettamente a un look a metà strada tra femme fatale e sensuale liceale stralunata.

I modelli di riferimento sono evidentemente Nancy Sinatra e Dusty Springfield i cui stili influenzano fortemente una musica che non può avere altre velleità se non quella di esprimere i volubili sentimenti della sua generazione.
Born To Die è dunque un disco che alterna più o meno bene ariose e godibili melodie pop con sonorità R&B, hip hop e soul lasciando a chi ascolta l’impressione che le si addica decisamente di più l’ingenuo pop melodico - ”He holds me in his big arms drunk and I’m seeing stars…”, o se preferite “Think I’ll miss you forever like the stars miss the sun in the morning sky…” delle godibili Video Games o Summertime Sadness rispetto alle azzardate digressioni soul-pop o R&B.









National Anthem presenta addirittura una campionatura del riff di Bittersweet Symphony dei Verve mentre Off To The Races ha tutta l’aria di un’imitazione di serie B di Rihanna… Più o meno godibile a seconda dei punti di vista, ma comunque fine a sé stesso, è invece il soul di This Is What Makes Us Girls o Diet Mountain Dew che così come Million Dollar Man sembra riprendere atmosfere e sonorità dei Portishead. Ritornando sulla più sicura strada maestra del pop, Born To Die e Blue Jeans sono le altre due “stand out tracks” del disco ma col difetto di somigliarsi e somigliare troppo alle già citate Video Games e Summertime Sadness.

Nonostante l’incredibile successo planetario, Lana Del Rey è passata inosservata in Italia e senza volersi soffermare su labbra o decolletè non crediamo sia destinata a durare. Quasi sempre disastrosa dal vivo e celebre più per le sue stecche (disastrosa la sua esibizione al Saturday Night Live) o per il polverone mediatico che la circonda che per la sua musica, un buon album di malinconico pop non fa della giovane cantante un’artista. Creata dal web, è destinata ad essere fagocitata da altre innumerevoli Lana Del Rey che la rete è pronta a sfornare.

Blue Jeans è il suo ultimo singolo. Ecco la versione in studio:

Questa è l’esibizione al Saturday Night Live:

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Dino C.
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