Hans Fritz Von Allmen, o Johann Friedrich von Allmen, come ha preferito farsi chiamare una volta adulto, è un ricco nullafacente che sta dilapidando con velocità e piacere il patrimonio del padre. Dai modi molto eleganti, ha passato gli anni della giovinezza a viaggiare e imparare le lingue, oltre che le norme dell’eleganza e di come si vive da aristocratici, mentre il genitore accresceva ricchezza e prestigio della famiglia. Una volta scomparso il padre, comincia gradualmente a perdere tutti i suoi averi per l’alto tenore di vita che si riserva, lasciando conti aperti un po’ ovunque; quando le cose cominciano ad andare veramente male, Allmen vende proprietà, oggetti preziosi, perfino casa sua: una delle poche cose che gli resta, oltre il nome, è Carlos, fidato “assistente” guatemalteco.
Ma Allmen proprio non può fare a meno della sua vita da nobile e relativi comfort, quindi, anche per evitare brutte sorprese dai creditori più aggressivi, comincia a rubare. Sì, Allmen ruba oggetti preziosi, e li rivende a Jack Tanner, antiquario molto discreto, che non fa domande sulla provenienza dei pezzi. Tuttavia il nuovo “lavoro” non basta a evitare una rovina non troppo lontana, fino a quando, dopo una notte di sesso con una ricca sconosciuta, Allmen si imbatte in una collezione di cinque vasi di Emile Gallé, pezzi unici di grandissimo valore.
Un’occasione irripetibile per continuare una vita comoda e lussuosa…
Martin Suter, svizzero, classe 1948, prima di mettere insieme periodi e dialoghi, ha ricoperto per anni ruoli di primo piano nel settore pubblicitario. Allmen e le Libellule è il quinto lavoro tradotto in Italia, il terzo per Sellerio, ed è un romanzo avvincente. Ambientata a Ginevra (l’autore non la nomina mai, perché, ha dichiarato, preferisce che venga riconosciuta dai luoghi e dalle descrizioni che ne fa), l’ultima opera di Suter ci porta nella vita di un aristocratico, o di quello che ne resta.
È il racconto di un uomo sicuro di appartenere a un determinato rango, che sembra vivere in un’altra dimensione, lontano dalla realtà; solo quando il baratro si fa molto vicino Allmen riesce a guardare a se stesso per quello che è veramente, un ricco decaduto pronto a tutto pur di salvarsi, o sarebbe meglio dire, per salvare la sua vita agiata. Ma il protagonista di questa storia non è solo, circondato com’è da una elite malsana, abitata da animali famelici prede delle loro stesse ossessioni, pronte a tutto pur di conservare lo status che pensano spetti loro di diritto, anche agli atti più meschini.
La prosa precisa e forbita di Suter fa di Allmen e le libellule un gioiellino che solo nel finale perde leggermente quota; è uno stile, questo sì, realmente elegante, che eleva lo scrittore svizzero ampiamente sopra la media di quanto si legge negli ultimi anni. I capitoli molto breve spingono a una lettura tutta d’un fiato; l’ incipit che precorre cronologicamente gli eventi, dà un tocco di cinematografia alla narrazione. La casa editrice palermitana ancora una volta sceglie un cavallo di razza per i suoi libri che proprio non possono fare a meno di qualche piccolo, affascinante, crimine.
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Leggo che “Allmen e le Libellule è il quinto lavoro tradotto in Italia” (tradotto, fra l’altro, in una “prosa precisa e forbita” e in uno stile “realmente elegante”). Si sa chi è il traduttore? Grazie!
Il traduttore di “Allmen e le Libellule” è Emanuela Cervini; i precedenti “Com’è piccolo il mondo” (2011) e “L’Ultimo dei Weynfeldt” (2010), editi Sellerio, sono tradotti da Cesare De Marchi.
Grazie! Il nome del traduttore è un’informazione importante per il lettore.
Leggerò senz’altro questo romanzo di Suter.