Carl Gustav Jung (Michael Fassbender) è un talentuoso dottore di Zurigo che sperimenta la psicoanalisi su una paziente affetta da un schizofrenia. Le numerose sedute del neonato approccio di terapia “normalizzano” le condizioni di Sabina Spielrein (Keira Knightley), che si rivela una dotata studente di medicina, oltre che una piacevole compagnia per il dottore.
Jung entra in contatto con Sigmund Freud (Viggo Mortensen), a Vienna, e inizia un rapporto destinato a durare a lungo. I due si confrontano sulle idee basilari dello studio della psiche, ma il padre della nuova scienza non si smuove di un millimetro dalla sua teoria “sessocentrica”: tutto, nello sviluppo e nelle scelte di un essere umano, trova origine nelle sue pulsioni sessuali, nascoste nell’inconscio.
Le cose per Jung cambiano quando Freud gli manda in Svizzera un suo “paziente”, Otto Grosz (Vincent Cassel), dottore a sua volta, nevrotico, dai metodi estremi nell’approccio con i pazienti. Il disciplinato Jung riceve da Grosz un invito a lasciarsi andare con la Spielrein, cosa che puntualmente accade negli incontri successivi.
Inizia una nuova vita sentimentale con la paziente, “un metodo pericoloso”, che aprirà una piccola crepa nel rapporto con il padre putativo Freud, destinata ad allargarsi fino a dividere quelle che diventeranno due scuole di pensiero.
Un amicizia di rilievo per lo sviluppo della scienza umana, destinata a incrinarsi. Cronenberg porta sul grande schermo per la prima volta una vicenda biografica, ma a chi gli ha chiesto il perché di un approccio così lontano dalle sue corde, il regista canadese ha spiegato che tutti ormai si aspettano da lui un certo cinema, pieno di sangue e personaggi violenti, ma non è detto che un prodotto come A Dangerous Method non gli appartenga profondamente come ogni sua altra creatura.
Nonostante ciò, la pellicola non si avvicina minimamente alla forza dei capolavori del passato, ma neanche alla produzione più recente, meno originale ma comunque di rilievo (Spider, La Promessa dell’Assassino).
C’è poco da dire: Cronenberg mette in scena una fiacca biopic, non annoia ma non stimola neanche lo spettatore semplicizzando, al limite della banalità, gli studi fondamentali sulla psicoanalisi.
La sceneggiatura, basata sui tre protagonisti ma soprattutto su Jung, illumina gli episodi che hanno influenzato le sue scelte in campo scientifico, ma circoscrive troppo il campo di azione, tagliando fuori personaggi di rilievo della sua vera biografia e l’intero contesto mitteleuropeo di inizio secolo.
Fassbender un po’ monocorde, brilla invece la Knightley, che nelle scene iniziali si trasfigura letteralmente; si rivede la coppia Cassel/Mortensen, sebbene quest’ultimo, attore feticcio del Cronenberg dell’ultimo periodo, abbia sostituito Christoph Waltz all’ultimo momento.
Potrebbe interessarti:






